Ho provato a resistere, ma è stato più forte di me. Spinto da una predilezione per l’autore nata con “Solo bagaglio a mano” (consigliatissimo) ho deciso di leggere “Senza Fine”  di Gabriele Romagnoli, ispirato dalla terza di copertina che ha suscitato in me le stesse impressioni positive che mi aveva provocato il primo contatto con  ” Solo Bagaglio a Mano”.

Direte voi: “Bravo, adesso si sceglie cosa leggere dalla terza di copertina!”

Si, a volte si. Si prendono delle cantonate tremende, ma può capitare che la terza di copertina non menta e nel libro si trovi ciò che ci si aspetta.  (le fascette no, non credete nelle fascette, quelle mentono quasi sempre)

“Nella sua testa di ragazzo l’amore necessitava di perfezione, non sapeva che ha bisogno del vuoto intorno a cui camminare per mostrarti i confini delle possibilità”

Senza Fine – Gabriele Romagnoli

Si, Senza Fine è l’ennesimo libro che parla di amore, quindi potete anche lasciar perdere questa recensione se l’argomento non vi interessa, posso capire. Quante pagine, quante parole sono state scritte nel tentativo di descrivere, esprimere, analizzare, contemplare, spiegare l’Amore? Innumerevoli, credo. D’altronde è un sentimento che in un modo o nell’altro ci accomuna tutti, perché tutti ci siamo innamorati, abbiamo provato amore per un’altra persona, abbiamo sofferto, ci siamo emozionati per un primo bacio che, magari , messo in prospettiva, non è stato poi così straordinario o speciale come l’abbiamo sentito in quel momento.

Romagnoli però in Senza Fine si distanzia dalla prospettiva necessariamente romantica e passionale del primo amore per affrontare l’argomento da un punto di vista differente. Senza Fine parla dell’Ultimo amore, definito come quell’amore che è capace di farci fermare e farci provare la sicurezza di non volere altro e di non voler essere altro.

Lungi dal voler proporre teorie o percorsi da seguire per trovare il nostro ultimo amore, Romagnoli affida a dieci storie che ne dimostrano la potenza, la trasmissione del suo messaggio e lo fa con la consueta leggerezza e appassionante semplicità che lo contraddistingue, ponendo esempi e raccontando esperienze diverse, alcune autobiografiche ed altre che raccontano amori nati quando le luci cominciano a spegnersi ed il pubblico comincia ad abbandonare la sala, come l’amore tra Zygmund Bauman e sua moglie Aleksandra, tutte unite e accomunate dalla consapevolezza di aver trovato nell’altro la certezza di ciò che si è.

“A essere indimenticabile, invece, è l’ultimo amore, perché è li, ancora”

Gabriele Romagnoli – Senza Fine

Senza fine non dà risposte, non propone soluzioni o ricette, ma riesce ad emozionare e a far riflettere. In fondo ogni amore, ogni storia, ogni vita ha bisogno di trovare il proprio percorso, di poter compiere i propri errori per poi finalmente approdare a quell’ultimo amore capace di farci fermare.

L’ultimo amore può arrivare a trentacinque anni, a settanta, a ottanta, non ha un’età, ma lo si riconosce subito, perché porta con se un senso di ineluttabilità e naturalezza, di assonanza e di accettazione che rende ogni altra cosa un rumore di fondo impercettibile, ognuno di noi ha la possibilità di trovarlo, basta non perdersi per strada.

 

 

 

 

 

Annunci