Ho capito cosa mi ha bloccato fino ad oggi dal continuare a popolare questo blog di articoli, più o meno validi, più o meno interessanti. Sono un libraio, leggo tantissimi libri ogni anno, nell’ordine del centinaio e ho sempre immaginato che nel parlare di letteratura fosse necessario tenere assolutamente un tono semi-aulico,  darsi in qualche modo delle arie per dimostrare che la propria opinione valesse più di quella altrui. Nulla di più sbagliato, quanto meno per me.

Avete presente un abito con le spalle troppo strette o le maniche troppo lunghe? Per quanto vi possa stare bene, ci sarà sempre quel particolare a darvi fastidio. Ecco, la stessa cosa è accaduta a me nel parlare di libri su questo blog.  Sentire la necessità di dover mantenere un determinato registro linguistico per essere preso sul serio, mi ha tarpato le ali. Io non riesco proprio ad essere freddo e distaccato quando scrivo di libri, per me la lettura è prima di tutto un’attività intima. Ciò che mi rimane dopo aver letto un libro sono le emozioni, il piacere immaginativo che la lettura mi ha trasmesso, la frase che mi ha colpito per l’assonanza che ho provato nel momento in cui l’ho letta.
C’è una parte emotiva del contenuto che è sempre preponderante rispetto allo stile o alla tecnica narrativa utilizzata ed è quella che mi interessa di più. Un libro scritto bene è sempre un piacere da leggere, ma gli scaffali sono pieni di libri scritti benissimo, ma carenti di contenuto.

Io amo consigliare i libri, è la parte che preferisco del mio lavoro e voglio farlo liberamente anche qui, senza preoccuparmi troppo di dover veicolare il contenuto nella maniera più autorevole possibile, ma piuttosto lasciando spazio alla mia parte più vera e più personale. Come se ci trovassimo in libreria e mi chiedeste un consiglio. Sbaglio?


 

 

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