Nel corso della mia esperienza di lettore, sono sempre stato un lettore piuttosto eclettico e non posso dire di avere un vero e proprio genere preferito. Mi piace spaziare dalla narrativa “alta” a quella di genere, senza soluzione di continuità, magari intervallando una lettura impegnativa con qualcosa di più leggero.Tra le mie passioni letterarie in passato ho sviluppato un vero e proprio amore per il fantasy classico. Fin da bambino ho divorato le opere di Tolkien, passando per Terry Brooks e concedendomi pure l’intero ciclo di Albion di Marion Zimmer Bradley e continuando per una pletora di altri autori più o meno conosciuti.

Ho sempre considerato il genere una valida alternativa per staccare per una buona volta il cervello e immergersi in un mondo altro, differente dalla realtà che viviamo tutti i giorni, apprezzando lo sforzo immaginifico dell’autore nel creare mondi di carta credibili e ben caratterizzati.

Tutto ciò ha funzionato fino a qualche tempo fa. Adesso faccio davvero fatica a leggere un romanzo fantasy, per quanto mi sforzi.  Credo di averne letti davvero troppi, ormai ho parecchie difficoltà ad appassionarmi e trovo spesso tutto stereotipato e derivativo. E’ come se le tonnellate di nomi, personaggi, paesi e regioni che mi trovo ad affrontare nel corso di una lettura mi portino un passo dopo l’altro verso il rifiuto a proseguire, che si va a scontrare con la mia abitudine di portare a termine ogni romanzo che comincio a leggere.

Penso non aiuti neppure la costante contrapposizione Bene/Male, di solito piuttosto netta, che si sviluppa in ogni romanzo High Fantasy, con il rappresentante del Male Assoluto impegnato a distruggere il placido mondo incontaminato, mentre un povero giovane contadino/orfano si ritrova improvvisamente portatore dell’unico potere (spada, gemme, magia, qualsiasi altro oggetto vi venga in mente) in grado di scongiurare la minaccia portata dal Supercattivo.

Sulla nemesi poi si dovrebbe un attimo ragionare. Qualcuno riesce a spiegarmi per quale insano motivo la nemesi debba sempre essere ossessionata dall’assenza di luce, dalla distruzione totale e dall’annientamento di qualsiasi forma vivente e senziente esistente nel placido mondo creato dall’autore? E se vincesse per una volta il Male Assoluto che cosa accadrebbe dopo aver estirpato anche l’ultimo filo d’erba dalla faccia della terra?

Credo sarebbe una noia mortale. Me lo immagino lì, assiso sullo scranno di pietra sul vulcano più alto del mondo fantastico a contemplare la distruzione assoluta portata dal suo piano diabolico. Ah no, scusate, a non vedere assolutamente niente, visto che in precedenza ha ben pensato di distruggere qualsivoglia fonte di luce.

Per millenni a contemplare il nulla, da solo oppure circondato da schiere puzzolenti ed orribili di creature da lui create e governate dal più classico servo arbitrio abnegante. Roba insomma da non vedere l’ora proprio, uno spasso completo.

Per fortuna, se avete letto almeno un romanzo High Fantasy, sapete che le probabilità che vada a finire così sono ridotte al lumicino, perché dopo una serie infinita di peripezie fatte da un quintale di sfiga, fughe, rapimenti, riduzioni in fin di vita e qualche classico colpo di fortuna, il nostro giovane eroe, nel frattempo divenuto un vero e proprio maestro nel padroneggiare la propria arma segreta, giungerà allo scontro finale e il male assoluto soccomberà, fino alla prossima volta, quando si risveglierà per il consueto seguito con un piano ancora più geniale.

Tutt’altro discorso vale per le altre branche del fantasy che mostrano un’estrema vivacità e differenziazione, sia in ambito di trame che di ambientazioni, capaci di mantenere vivo l’interesse anche del lettore più esigente o navigato.

In un prossimo post inserirò una lista di quelli che mi hanno colpito di più, escludendo quelli più conosciuti o sulla bocca di tutti ( Il Trono di Spade e via dicendo).

Non esitate a dire la vostra nei commenti, sia che siate d’accordo con me o meno.

 

Immagine di copertina di Francesca Guidi Photo Studio

 

 

 

 

 

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